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Martedì 31 Agosto 2004


Tornati

Lungo vuoto narrativo nelle vicende cinesi. Rimedierò, perché ho preso appunti, a matita, fitti, su carta da lettere degli alberghi. Molto coloniale.
La camera che cedo Milano è ancora disponibile (o meglio, ce n’è un’altra). Se a qualcuno interessa è il momento giusto per farsi vivi.
Vado a firmare per il referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita. Fatelo anche voi.
Qualche foto c’è e rinnoverà finalmente l'aspetto di questo blog.

Bentornati anche voi!

scritto da pecus alle 14:23 §

Giovedì 12 Agosto 2004


Tre incensi

Beijing. Domani partiamo per Xi–an, con un giorno di ritardo, grazie alla solerte efficienza di un ebete qui all’albergo che non ci ha prenotato in tempo la cuccetta sul treno, così, quando abbiamo dovuto farlo noi, non ce n’erano più. Vabbeh. Oggi tappa a Badaling, visita alla Grande Muraglia. Anche se è uno dei tratti più turistici e snaturati (completo di orribile trenino stile Gardaland con tanto di ingresso in galleria attraverso tronco d’albero in plastica), le viste che ci ha regalato sono state splendide. La nebbia che si muoveva rapida velava i gregge di turisti, tutti dotati di mantellina azzurra per ripararsi dalla pioggia, una sorta di serpentone che si snodava sulla muraglia, e tutto sommato camminare su un fondo sistemato aiuta: il percorso è tutto salite e discese, anche molto ripide, a gradini o rampe, e dopo un po’, senza allenamento, le gambe accusano la stanchezza.

Domani torneremo al Tempio del Lhama, per accendere incensi propiziatori. Due sere fa ci hanno rubato la fotocamera digitale nuova, la Minolta A1 che esaltavo in ogni post. Fessi noi, che l’abbiamo lasciata in macchina quando siamo andati a cena la ristorante, ma quando sei accompagnato da un locale tendi a rilassarti. E per di più era già nel baule, non possono nemmeno averci visto. Ma basta che dalla macchina scendano tre occidentali, e diventa un possibile colpo. Aggiungi che la Santana (una Volkswagen di fabbricazione cinese su base Passat) è la berlina più diffusa, e si apre come niente (lo dicono i tecnici della scientifica della polizia, che hanno pure rilevato le impronte. Gianni, un nostro amico fidanzato con una ragazza cinese e che è andato a fare denuncia, ha raccontato di scene deliranti al commissariato).

Tre incensi per la Minolta. Anzi, facciamo 9 (tre per ogni tempio). Tre incensi per la Guida Routard, che ho perso su un risciò. È la seconda che perdo, forse dovrei cominciare a riconoscere un significato nascosto, ma preferisco bruciare legno di sandalo. Tre incensi per l’assicurazione, che ho scelto sbadatamente senza la copertura furto, rapina, scippo. Tre incensi per riappacificarsi con la Cina, anche se la cena di stasera a base di spiedini (niente serpente, cavallette o bachi da seta) lungo le bancarelle di Wangfuijing ci ha già messo sulla buona strada.

scritto da pecus alle 16:09 §

Domenica 8 Agosto 2004


Beijing Evening News

Pechino, gloria del partito, ortogonalità delle prospettive, magnificenza delle dimensioni. Non appare come il simbolo riluttantemente iconografico della rivoluzione. Lo è. Tien An Men si perde nella foschia di calore (ci sono 33 gradi e l'umidità è palpabile), il Grande Condottiero risplende sulla porta che dà sulla città proibita. Le distanze sulle cartine sono da maratoneta, i tassisti colorano le strade di rosso, guidano scavalcandosi sulle corsie, driblano le biciclette e i risciò, e questi ti urlano Hello, we are going! attaccandosi a ogni occidentale (pochi peraltro da queste parti) senza stancarsi. Noi sì invece

Questa è Beijing come l'abbiamo trasudata oggi. Ma il battesimo è stato Shanghai.

Shanghai è stroboscopica. Un lampo di pareti di vetro e acciaio, proiettate verso il cielo e in gara di altezza. Un lampo di corpi su brande addormentati per strada, per sfuggire al caldo o perché non valeva il caso di entrare in casa dopo una partita a dama. I contrasti sono estremi, antipodici. Pudong è divisa dal fiume, e pare un'altra Shanghai, più ordinata, più occidentale, aggressiva, appagata, vanesia e potente. Di là dal fiume il Bund difende la "vecchia" città. Qui le facciate dei palazzi richiamano quegli anni ’30 quando questa riva del fiume era il fiore del capitalismo, del commercio, dello sfarzo e della trasgressione. Ora i palazzi sono vestigia e resiste solo il Peace Hotel, nello stesso ruolo, con gli stessi arredi, forse anche lo stesso odore e lo stesso orgoglio. Dietro Shanghai è un dedalo di strade, un ingorgo di biciclette e macchine, uno schivare le gocce che piovono sulla strada da centinaia di scambiatori di calore dei condizionatori, appesi fuori da ogni finestra alla bell’emeglio, un continuo di banchetti, a volte su ruote, a volte composti solo da una bacinella con dentro pannocchie lesse.
È questo che colpisce, e non solo me. Anche i cinesi ne sono folgorati. Come se la vita dietro il Bund fosse la normalità, ma il privilegio e il piacere di affacciarsi sul lungofiume per vedere la torre della televisione illuminata o i grattacieli con la facciata trasformata in immenso televisore riscattasse in un attimo la vita che riattende molti di loro nella Cina alle loro spalle.

Un po’ più lontano resiste alle ruspe la città vecchia. Case basse, bagni esterni, divani in strada, vita all'aperto. Vicoli con mercanzia accatastata, fetore, ovunque, odori intensi e continui, un tessuto di umori e olezzi che impregna e accompagna. Invisibili gli animali, se mai esistono (abbiamo dubbi sulla fine dei cani, e non sono leggende metropolitane). La zona del giardino Yu Yuan è un mercato attivissimo, dove gli edifici sono stati preservati e il commercio, la contrattazione, la scenata per tagliare il prezzo è la norma. E in mezzo, in mezzo a un laghetto dall'acqua verde troppo artificiale, in mezzo a un camminamento a zigzag, 9 per la precisione, perché i demoni non possano passare, in mezzo a un vecchio edificio a travi rosse, finestre buie e tetto a pagoda, in mezzo: la sala da te Hui Xing Tin. Un tempio, un’oasi di relax, un angolo di mondo dove il tempo rallenta e segue il ritmo del te. Una delle ore meglio spese della mia vita.

P.S.: niente foto, perché la linea è lentissima…

scritto da pecus alle 16:38 §

Mercoledì 4 Agosto 2004


Cina

Siamo pronti. Lo zaino non è ancora fatto, l'elenco delle cose da mettere via perso, i visti però ci sono, l'assicurazione sanitaria pure, il bucato è fatto, quello che manca non si porterà via, adattatori di corrente, batterie, memory card, 3 guide turistiche (Routard, Lonely Planet, National Geographic), stampe varie da Internet, colso di soplavvivenza cinese in mp3 sul X–Drive, tutto pronto e accatastato. Domani partiamo per la Cina. Destinazione: Shanghai. Da lì Pechino, Xian, la regione dello Yunnan, Hong Kong e ritorno a Shanghai per il rientro. Tre settimane un po’ spartane pronti a raccogliere tutte le diversità e il mistero di un paese così lontano da quelli in cui in fondo a fare i turisti ci sentiamo più o meno come a casa.

Ci si rivede a fine Agosto. Aggiornamenti sporadici e occasionali, Internet Café permettendo. Ma è ovvio che non rinuncerò a farvi vedere qualche foto.

Buone vacanze

scritto da pecus alle 12:47 §

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