Pecus
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Giovedì 25 Marzo 2004


Tempo di conigli

Giappone. Sono convinto che il Giappone sia la terra in cui è nata la tradizione del coniglietto pasquale. Impossibile pensare che venga da un altro paese. È un tamagotchi ante–litteram, un plasticoso birichino pre–Nintendo, replicante serializzato espatriato alla ricerca di ovetti da nascondere, censurato nelle sue trovate più dispettose, adottato da una festa cristiana ma fondamentalmente oriundo del sol levante.
Sono sicuro. Credetemi.

scritto da pecus alle 12:37 §

Mercoledì 24 Marzo 2004


Varato il DL Urbani

Di scrivere del decreto legge varato in queste ore e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale non avevo molta voglia. Un po' perché la gran parte di quello che si è già scritto ricade nell'ambito del lamento generalizzato per l'insaprimento contro lo scaricamento di materiale protetto dal diritto d'autore. Un po' perché ho nulle nozioni legali per cui difficilmente potrei argomentare sul del decreto e sulla sua dubbia legalità. Più facile parlare dell'opportunità di pronunciarsi in una materia delicata e complessa muovendosi come elefanti in difesa di altri elefanti, pachidermi gonfiati di soldi minacciati nel loro oligopolio dall'indipendenza di scelta e valorizzazione di opere di ingegno che la rete consente.

Al di là delle proteste, che francamente non credo arriveranno ad avere una consistenza significativa, né — purtroppo — statisticamente rilevante, resta una grande delusione. Non vittimistica, ma privatistica. Consegnati nelle mani della televisone multicanale interattiva e gratutita siamo ricondotti per mano (e per bastone) nell'alveo della comunicazione evirata e controllata, pilotati dal telecomando dei network invece che autonomi e coscienziosamente in grado di scegliere. E di scoprire e appassionarci a nuove prodotti culturali, offerti dal passaparola e dalla possibilità di poterli provare e giudicare con una gestione del proprio tempo e delle proprie preferenze flessibile. Non credo che sarebbe difficile sviluppare dei modelli economici in grado di compensare gli autori e i produttori di oggetti culturali distribuiti da canali alternativi, quali Internet e in particolare le reti di condivisione p2p. È difficile trovare disponibilità a pagare ciò che si può ottenere gratuitamente, ma è relativamente facile sfruttare i sistemi di distribuzione come sistemi di selezione, profilazione e targettizazione, e guadagnare sul cosiddetto cross–selling, oltre che eventualmente promuovere un sistema a canone per garantire un compenso base (che tra l'altro, favorirebbe molto più gli autori che i distributori).
Ironico che la tecnologia non solo è già disponibile, ma anche massicciamente distribuita.

Invece il fiore all'occhiello dell'offerta a pagamento di contenuti su Internet è Rosso Alice. È tutto da vedere se operazioni del genere produrranno utili significativi, costruite come sono su un modello antiquato e poco o nulla adattato alle dinamiche online. L'intento protezionistico è palese nei confronti di queste forme di distribuzione. A catalogo (pessimo e scadente). A suon di banner. A rumor di euro, nella bolletta o dalla carta di credito, purché le cifre siano doppie (ma la qualità abita altrove).
C'è da sperare che il provvedimento subisca significativi mutamenti, se deve restare valido, dal parlamento, e che non minacci la normativa sulla privacy. Ironico il carattere di urgenza del provvedimento, inquietante — termine adorato dall'opposizione (ahimé con buone ragioni) — il carattere protezionistico degli interessi di gruppi dominanti e in particolare di uno, naturalmente, facente capo al pdc, il gran barzellettiere; come la promozione coatta a forze dell'ordine, effettuata per decreto, di tutti gli Internet provider dello stivale. Delle 3 I che dovevano aiutare gli italiani, specie studenti, ad affrontare con armi adeguate (paragone azzeccatissimo in questa seconda era Bush) le sfide dell'Europa, resta in auge solo l'Impresa, non quella di futuri giovani imprenditori, ma quelle che ci sono già, che non sanno reagire al mercato, che mendicano aiuti di stato e fanno pressioni per il mantenimento dello status–quo. Per rinfrescare la memoria, le altre 2 I sono decisamente zombificate: l'Inglese si è ridotto a due ore settimanali («How are you?» — «Fine, thank you!» bene ragazzi, ci vediamo la prossima settimana…), e Internet a un telecomando a pagamento per la programmazione di nazionalpopolare. Un peccato che Calcio non cominci per I perché avrebbe potuto entrare da campione in classifica.

scritto da pecus alle 18:16 §

Martedì 23 Marzo 2004


Jhead

Da quando lavoro con Mac Os X apprezzo la nerditudo dei comandi da terminale, in Unix puro. L'utility oggetto di di culto quotidiano è Jhead,un programma per leggere, modificare e lavorare con i metadati EXIF presenti nelle immagini JPEG provenienti da macchine fotografiche digitali (inclusi i fotofonini). Una delle opzioni più utili è la possibilità di aggiornare la data di scatto, per esempio per compensare una differenza di fuso orario che si è dimenticato di impostare sulla fotocamera.
Appunto.
906 foto degli Stati Uniti con 9 ore di fuso aggiornate in meno di un minuto.

Purtroppo, non avendo molta esperienza con lo scripting in shell, non mi sono affidato a Jhead per risolvere il problema della sincronizzazione delle date di scatto e di creazione del file per le immagini che catturo con il Nokia 6600. È assolutamente fattibile (jhead accede correttamente al campo caption in cui sono registrati i dati), ma mi è risultato più facile scriverlo in AppleScript per iView Media Pro. Se vi interessa, potete scaricarlo qui.

scritto da pecus alle 01:08 §

Giovedì 18 Marzo 2004


Il Grand Canyon, sul vostro tavolo (o salotto)

Non ho parole, e purtroppo, nemmeno il grano per comprarmi il Grand Canyon da salotto.

Sono a bocca aperta … anche perché per vendere esclusivamente sistemi basati su Windows XP, Liebermann scoppiazza molto da Apple, almeno per quanto riguarda il sito. Per il resto, il fascino è immutato.

scritto da pecus alle 12:13 §

Mercoledì 17 Marzo 2004


Banane – Direttori: 1:0

Battibecchi (e che altro penste di trovare) su Dagospia. Questa volta però vale la pena di seguirli avanti e indietro. Feltri si fa pubblicità in lungo e in largo per la trovata di pubblicare i verbali secretati degli interrogatori di Tanzi. Anche ieri sera nella striscia pre–pacchi di Rai 1 (trovare un conduttore più noioso e tribunpolitesco di Battista sarebbe difficile). La pubblicità però puzza, sempre, e il battibecco epistolare tra Feltri e Marco Travaglio lo prova. Travaglio, messo all'indice per non pubblicare sui giornali per cui scrive, i nomi come fa Feltri risponde spiegandone le ragioni (di mancato scoop, banalmente). Ma Feltri, che non vede l'ora di essere quereleato e che adora mettere l'ultima parola, specie coprendo di ridicolo gli avversari, calca la mano per adirsi a unico baluardo di libertà—com'è strapazzata questa parola di recente—e integrità.

La risposta non arriva. Sulle pagine di Libero, cioè. Arriva su Dagospia. Che pubblica anche la risposta di Feltri, da cui è chiara una cosa: quest'uomo dirige un giornale, ma non sa leggere.

scritto da pecus alle 16:58 §


Pericolo, o mi sono perso qualcosa?

Ho scoperto, seguendo qualche link, questo prodotto, l'HipTop Communicator, e ho dovuto visitare quasi tutto il sito prima di capire cosa fosse veramente. La prima impressione è che fosse puro e semplice vaporware, ma di quello archeologico, vestigia di idee di qualche anno fa che oggi altri hanno messo in pratica. Perché dirivoluzionario o unico questo prodotto non ha nulla. È un ingombrante telefono/PDA, impacchettato con accessori proprietari, e un'offerta di partner e applicazioni. A me sembra tanto una version di Freedomland mobile: non standard, chiusa e fondamentalmente inutile. Nokia, Motorola, Sendo, Handspring e altri produttori di telefonia mobile riconosciuti e affermati offrono soluzioni di gran lunga più intelligenti, non confinate ad applicazioni specifiche o a partnership che possono dissolversi da un giorno all'altro.

Di recente ho sotituito il mio cellulare, un ottimo Siemens M50, con un Nokia 6600, basato su Symbian OS 7 e serie 60. Ha un display a 65000 colori con ottima visibilità e media grandezza, tastiera telefonica con disposizione normale dei tasti, antenna integrata, fotocamera VGA e per le funzioni che include è abbastanza leggero e compatto.
Riceve e spedisce email con protocolli standard (IMAP4,POP3,SMTP), condivide dati via Bluetooth, infrarosso o cavo, sincronizza con rubrica, agenda e note sia su Mac che su Pc, e dispone di una vastissima gamma di applicazioni, da quelle incluse, come Opera, a quelle accessorie, sia gratuite sia commerciali. Ci girano sopra anche la gran parte dei giochi dell'N–Gage!

Lo uso sia autonomamente, sia connesso al Mac. Gli script GPRS sono quelli di Ross Barkman, la cui lista di operatori GPRS è fondamentale per impostare correttamente i parametri di rete. Con Vodafone, i parametri sono:

APN: web.omnitel.it
Username e password: lasciare vuoto
SMTP: smtp.vizzavi.it

Le applicazioni disponibili (comuni alla serie 60, per cui Nokia 7650, Siemens SX1, Nokia N–Gage, etc) sono perlopiù inutili, ma hanno troavto posto fisso nella memory card del telefono le mappe cittadine di TomTom, Prince of Persia e Solitario di Gameloft, le utility Psiloc (fondamentale Extended File Manager) e qualche gioco per N–Gage. Non chiedete dove trovarli. Datevi da fare su IRC e cercate nei forum.

scritto da pecus alle 10:22 §

Martedì 9 Marzo 2004


Firefox e Shockwave su Mac Os X

Firefox attualmente non è in grado di riprodurre contenuti Shockwave. È un baco documentato, ma la responsabilità è di Macromedia. La quale ha una onesta proposta per mettere mano al bug:

Firebird is actually not an officially supported browser for Shockwave Player.
The best thing to do would be to fill out the Feature Request form here:
http://www.macromedia.com/support/email/wishform/
and have other Firebird users do the same.
The engineers view the wishlist regularly and would consider porting the player
to Firebird if enough users request for it.

Sapete cosa fare.

scritto da pecus alle 13:20 §

Giovedì 4 Marzo 2004


Some Like It Hot

Interessante articolo di Lawrence Lessig su Wired, a proposito di pirateria e media nel XX secolo. Chi oggi attacca ferocemente le reti p2p e i sistemi di condivisione brandendo le armi del copyright e della difesa della proprietà intellettuale, contro la pirateria e sopratutto contro un modello che cambia improvvisamente la distribuzione e i ricavi che ne derivano, ha sfruttato e costruito la propria fortuna su un modello egualmente piratesco.

scritto da pecus alle 14:03 §

Mercoledì 3 Marzo 2004


Il complesso problema del p2p

Punto Informatico dà notizia di un decreto legge che il Governo si appresta a varare per accrescere le misure repressive e gli ambiti di applicazione della legge a tutela del diritto d'autore. Obiettivo, la tutela del cinema e della musica (italiana) così come promosso anche da un ambiguo richiamo del Presidente Ciampi. Sperare che Urbani legga maestrini (o almeno il White Paper della EFF) è un'utopia. Così come pensare che dietro al messaggio del Presidente della Repubblica ci fosse una consapevolezza della complessità della materia nel dominio digitale, e non solo un po' di nostalgia di bel cinema d'autore (che peraltro non manca, basta saperlo cercare, perché sicuramente non è nel radar dei grandi distributori). Perché è inutile che stiamo a ripeterci che bisogna affrontare il problema del file sharing costruttivamente e rispettosamente, tanto dei dententori dei diritti d'autore (e non necessariamente di organismi corporativi —SIAE, MPAA, RIAA— o multinazionali del profitto) quanto dei cittadini detentori dei diritti d'uso e fruizione della comunicazione digitale, quando poi si abbozza il solito ddl capestro che protegge le tasche del Presidente del Consiglio, nella fattispecie le sue quote in Medusa e lo strapotere televisivo. Altro che salvare il cinema e la musica. Qui l'unica intenzione è salvare l'audience della tv spazzatura a garanzia dei gettiti pubblicitari.

scritto da pecus alle 15:45 §


PayPal Spoof

Ho ricevuto una mail che a tutti gli effetti sembra provenire da PayPal. Ma sfortunatamente per gli autori della truffa, io non ho un conto su PayPal che fa riferimento all'indirizzo a cui ho ricevuto la mail. Il messaggio è costruito ad arte, in html, contiene un singolo url mascherato convertendo l'indirizzo IP del sito in codici di escape. Il link porta su una pagina, clonata da PayPal, che richiede tutti i vostri dati (incluso il numero di carta di credito) o semplicemente login e password. State accuorti…

From: services@paypal.com <services@paypal.com>
To: pecus@____________
Reply-To: services@paypal.com
Subject: Notification of Paypal Account Verification
Date: Mon, 01 Mar 2004 02:15:06 +0900

Dear PayPal User,

Today we had some trouble with one of our computer systems.
While the trouble appears to be minor, we are not taking any chances.
We decided to take the troubled system offline and replace it with a new system.
Unfortunately this caused us to lose some member data.
Please follow the link below and log into your account to make sure your information
is not affected. Account balances have not been affected.

Because of the inconvenience this causes we are giving all users that repair
their missing data their next two incoming transfers for free!
You will pay no fees for your next two incoming transfers*.

To get started, please go directly to https://www.paypal.com and update
your PayPal accoun Informtion.

For more information about how to protect your account, please visit
PayPal's Security Center, accessible via the "Security Center" link located
at the bottom of each page of the PayPal website.

We apologize for any inconvenience this may cause, and appreciate your
assistance in helping us maintain the integrity of the entire PayPal
system. Thank you for your prompt attention to this matter.

Sincerely,
The PayPal Team


Please do not reply to this e-mail. Mail sent to this address cannot be
answered. For assistance, log in to your PayPal account and choose the
"Help" link in the header of any page.


PayPal Email ID PP203

scritto da pecus alle 14:24 §

Lunedì 1 Marzo 2004


Amara sorpresa

Vatti a fidare. Delle banche ovviamente. Non eccedo nel lamentarmi perché c'è gente che sta molto peggio, chi ha acquistato bond cartastraccia per coprire i debiti di speculatori alimentari viziati da squadrette di calcio e rassicurati dalla depenalizzazione del falso in bilancio. Avete visto Report ieri sera? Se non l'avete visto, scaricatevelo (fra qualche giorno dovrebbe apparire sul sito di Report o nelle reti p2p). La sorpresa è che la mia banca, Unipol Banca, a luglio mi ha cambiato le condizioni del conto (ammetto, non ho controllato), passando da un regime a 0 spese a uno con costi ad operazione. In più mi sono beccato un bel fido automatico per uno scoperto di conto. Passi l'interesse passivo e la commissione sullo scoperto, ma perché mi chiedono 50 € solo per consentirmi di andare a debito?
La soluzione, l'unica soluzione, è quella disegnata dal mio amico Marco: minacciare (ed eventualmente, turandosi un po' il naso, andarci davvero) di chiudere il conto e spostarsi su Bancoposta. Le banche tra di loro sono in combutta, il cliente non è mai perso, resta all'interno del sistema, e il sistema beneficia della sua permanenza. Ma le banche non possono sopportare che un cliente se ne vada in posta.

Eppure, il servizio sulla carta è molto molto migliore: 0,52€ a operazione, con un massimo di 30,99€ all'anno (di fatto, un canone per operazioni illimitate); carta Postamat, un bancomat gratuito su tutti gli uffici postali e a commissione bassissima su tutta la rete bancaria nazionale, grazie al circuito Cirrus/Maestro (e già qui ci sarebbe da discutere: solo grazie a questo stratagemma, un circuito di debito internazionale che consente alle banche di erogare contante all'estero, le Poste sono riuscite ad ottenere i prelievi sugli sportelli bancari, perché l'ABI ha osteggiato fino all'ultimo —e tutt'ora —l'accesso ai propri bancomat), conto online gratuito (con uno delle migliori implementazioni sul mercato), nessuna spesa di tenuta conto, domiciliazione delle bollette, nessuna spesa per assegni o estratto conto. Certo, lo sportello è quello dell'ufficio postale, che si trascina la mentalità statale, lunghe code, lassismo, e una completa assenza del concetto di cliente. Ma a pensarci le banche non sono poi molto diverse.

L'inconveniente vero è l'incompatibilità con le carte di credito del circuito bancario (CartaSì/Visa, American Express, Diners, etc.). Tutte richiedono un conto corrente di appoggio, presso una banca. Speriamo che la minaccia sia sufficiente…

scritto da pecus alle 18:38 §

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